La pedofilia oggi

 Oggi la pedofilia è un fenomeno che desta un grandissimo allarme sociale e che nella società moderna appare in preoccupante crescita anche a causa delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie alle organizzazioni criminali che gestiscono questo orrendo business.

Lo sviluppo della comunicazione tramite Web ha sicuramente favorito, da un lato, l’accesso a materiali pedopornografici (vale a dire pornografia in cui sono coinvolti minori), dall’altro ha moltiplicato le possibilità di entrare in contatto con bambini e adolescenti, di parlare ed interagire con loro.

Ciò ha contribuito alla crescita e alla diffusione di una vasta gamma di comportamenti sessuali devianti e, in parallelo, di sottoculture che sostengono e approvano questi comportamenti.

Con il termine pedofilia online, molto utilizzato anche in ambito giornalistico, si intende non solo il comportamento di adulti pedofili che utilizzano la rete per incontrare altri pedofili, per rintracciare o scambiare materiale fotografico/video a contenuto pedopornografico, ma anche di adulti che la utilizzano per ottenere contatti o incontri con bambini e adolescenti.

Si è a conoscenza di almeno trentadue siti in Italia con i server occultati in Russia e Africa.

Si sta anche pericolosamente diffondendo il fenomeno del sexting, ossia l’invio di testi o immagini sessualmente esplicite.

L’autoproduzione e l’autopromozione del materiale in rete da parte di minori spiega l’ampia diffusione del fenomeno a causa della sua incontrollabilità. Sono gli stessi minori a creare deliberatamente materiale a sfondo sessuale e a metterlo in rete.

Ci si potrebbe chiedere: ma i pedofili onlinesono effettivamente una nuova tipologia di abusanti? Gli studi sembrerebbero propendere per una risposta affermativa. Sono state, infatti, individuate alcune caratteristiche proprie dei pedofili online, che sembrano, almeno in parte, differenziarli rispetto agli altri pedofili:

• Sesso maschile, razza bianca, ma non solo, appartenenti a differenti background socio-economici;  • Età compresa tra i 20 e i 40 anni (quindi più giovani dei pedofili “tradizionali”); • Titolo di Studio medio-alto.

Si possono suddividere in:

Coloro che ricercano materiale pedopornografico:

• utilizzano principalmente reti peer-to-peer (solo in una minoranza di casi ricorrono a siti web e chat) e detengono materiale più “estremo” (bambini di età inferiore ai tre anni) e quantitativamente più numeroso;

• possiedono una notevole capacità di autocontrollo.

Coloro che compiono tentativi di adescamento online, invece:

• tendono ad evitare relazioni dirette, spendono la maggioranza del loro tempo in chat alla ricerca di contatti sociali/sessuali finalizzati ad una immediata gratificazione sessuale;

• sono più empatici e in grado di entrare emotivamente in sintonia con la vittima;

• sono compulsivamente impegnati in attività sessuali.

Nella casistica analizzata sono emersi soggetti con caratteristiche tipiche del criminale lucido o dalle complesse abilità relazionali oppure particolarmente diretto e aggressivo, ma non mancano soggetti che evidenziano modalità di interazione e controllo delle emozioni particolarmente immature.

Il modus operandi del pedofilo.

Si inizia con conversazioni su tematiche banali, frequentando social network tipici alla ricerca di temi di interesse. Nella maggior parte dei tentativi di abuso il navigatore mente sulla sua età, salvo rivelare la sua vera identità in un secondo momento.

La tematica sessuale viene introdotta gradualmente, fino a spostarsi su dettagli sempre più precisi della vita “amorosa” del bambino/ragazzo. Ogni pedofilo sceglie un momento specifico in cui chiedere al minore di tenere segreti i contenuti dei loro contatti. È feticista: gode delle chiacchiere erotiche, del materiale foto/video ricevuto, delle notizie personali inerenti il comportamento sentimentale/sessuale del minore e le ricerca avidamente.

Talvolta l’invito a compiere queste azioni e a fotografarle o filmarle, è accompagnato dalla promessa di una ricarica di credito telefonico, anche minima. Una volta raggiunto un certo grado di stabilità, il pedofilo può decidere di proporre un incontro. Il momento in cui chiedere tale incontro dipende dalla disponibilità del minore, così come intuita dal pedofilo o dichiarata dal minore stesso.

Da altre indagini  emerge purtroppo  con particolare chiarezza come i genitori non sempre dispongano delle conoscenze necessarie per accompagnare bambini e ragazzi nell’utilizzo delle nuove tecnologie.

Questa scarsa conoscenza si accompagna ad una evidente sottovalutazione dei pericoli online. Emerge inoltre che quasi la metà dei genitori intervistati  ritiene impossibile che il proprio figlio chattando incontri un adescatore/pedofilo.

Termino riportando questa frase che ho sentito in uno di questi incontri :

“Una prevenzione efficace parte da un contesto educativo, familiare e sociale capace di far emergere situazioni che tendono a restare nascoste. Nella prevenzione degli abusi sessuali e nel contrasto della pedofilia (anche nel mondo virtuale) è di primaria importanza aiutare le vittime a raccontarsi, a non chiudersi nel dolore e nel senso di colpa, offrire loro tutto l’ascolto, la comprensione e l’aiuto di cui hanno bisogno.”


TIPI DI MOLESTATORI

Alcuni autori (Ward et al., 1995) hanno anche elaborato un modello teorico che mette in relazione i problemi di intimità dei pedofili con i diversi tipi di attaccamento. Essi hanno individuato tre diversi tipi di molestatori:

 Gli “ansiosi-resistenti”

Hanno scarsa autostima, si considerano indegni d’amore e ricercano costantemente l’approvazione degli altri. In presenza di un partner che può essere controllato (come un bambino in stato di bisogno o di carenza) essi si sentono sicuri, mentre sono incapaci di stabilire relazioni emozionali con persone adulte. Talvolta possono diventare dipendenti emotivamente dal rapporto con i bambini, con la conseguenza che i confini tra adulto e bambino si perdono e la relazione affettiva si trasforma in sessuale. Curano e corteggiano i bambini e raramente usano mezzi coercitivi.

Gli “evitanti-timorosi”

Presentano un forte desiderio di contatto insieme alla paura del rifiuto, tanto da evitare relazioni intime con adulti percepiti come rifiutanti. Le modalità con cui il soggetto mette in atto l’abuso sono caratterizzati da scarsa empatia e uso della forza.

Gli “evitanti-svalutativi”

Hanno come meta il conseguimento dell’autonomia e dell’indipendenza, per cui sono alla ricerca di relazioni con il minimo contatto sociale possibile e il minor grado di apertura emozionale e personale. Al pari degli evitanti-timorosi cercano rapporti impersonali, caratterizzati però da un maggior grado di ostilità e aggressività che può condurre a comportamenti coercitivi violenti o sadici.

RACCOMANDAZIONI UTILI

Insegna a tuo figlio a riconoscere i tipi di contatto inappropriati. Molti genitori usano il metodo “contatto buono, contatto cattivo, contatto segreto”. Con questo metodo si insegna al bambino che c’è un contatto appropriato, come le pacche sulla spalla o i batti cinque; c’è un contatto cattivo, come le botte o i calci, e che c’è un contatto segreto, quando viene chiesto ai bambini di mantenerlo segreto. Usa questo metodo o uno simile per insegnare a tuo figlio che c’è un contatto che non è appropriato, e che quando avviene, deve dirlo immediatamente.

Insegna a tuo figlio che a nessuno è permesso toccare le sue parti intime. Molti genitori identificano le parti intime come quelle che vengono coperte dal costume da bagno.
Insegna a tuo figlio a dire di “no” e di allontanarsi, se qualcuno prova a toccarlo nelle parti intime.
Dici a tuo figlio di venire immediatamente a riferirti se qualcuno lo tocca in maniera inappropriata.

Ma come ci accorgiamo se nostro figlio è vittima di un pedofilo?

Se cambia la sua affettività: da sempre allegro a triste per giorni, oppure se da triste diventa fibrillato, se si chiude in sè in eccessiva riservatezza, o il contrario. Se non dorme più bene la notte nella continuatività, se ci sono bruschi risvegli o incubi.

Chiediamoci cosa è successo e ricordiamoci che la comunicazione, il colloquio e l’ascolto, sono l’antibiotico per tutti i problemi del bambino. Altri cambiamenti possono essere il disinteresse al gioco con i coetanei e la predilezione per la compagnia con i grandi, l’improvviso interesse a immagini con tematiche erotiche e un’adultizzazione. Tra le prede ideali ci sono quei bambini che appartengono alle famiglie disgregate “Ci penso io a lui, lo guardo io…”: una delle “regole” del pedofilo è quella di diventare amico di un bambino senza amici.

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