Non si muore SOLO di Coronavirus
Coronavirus e lockdown stanno, indirettamente, provocando un aumento importante dei fenomeni di suicidio non solo per depressione ma anche per ragioni economiche.

Da inizio pandemia ad oggi le vittime di Covid hanno superato quota 38mila. Ma quando si parla di “vittime del Coronavirus” si tiene conto soltanto di quelle decedute con o per il virus. Non si annoverano, invece, le “vittime indirette” del virus ovvero coloro che sono state colpite in modo trasversale ma, non per questo, meno grave. In Europa, ad esempio, durante questi mesi di pandemia sono cresciute di circa l’12% le vittime di cancro al colon a causa di un ritardo negli esami di screening – posticipati per dare spazio ai malati di Covid – che non ha consentito di scoprire la neoplasia in tempo.
Oltre a queste poi vi è ancora un altro tipo di vittima: coloro che non reggono l’impatto, la tensione, la paura, l’ansia, l’instabilità che questo tremendo virus ha portato nelle nostre vite e decidono – se di “decisione” si può propriamente parlare – di farla finita. A parlarne è la dottoressa Luisa Regimenti, medico legale, eurodeputato e Presidente nazionale dell’Associazione Medici Legali. Intervistata da Affari Italiani ha spiegato che a partire da inizio 2020 ha ripreso a lievitare il numero dei suicidi in Italia, a fronte di un decremento che si era registrato nei mesi precedenti. La dottoressa ha puntualizzato che ai suicidi legati alla depressione, ora si aggiungono quelli indotti dalla paura di non avere un futuro a causa dell’incertezza economica. In Italia – spiega Regimenti – il numero dei suicidi all’anno raggiunge circa quota 4mila. Da inizio a marzo fino a giugno – secondo i dati dell’Osservatorio Suicidi Covid-19 istituito dalla Fondazione BRF – si sono già registrati 62 suicidi correlati al virus più altri 37 suicidi per cause ignote. Nei mesi di lockdown – da marzo a maggio dunque – il numero di persone che si sono tolte la vita è stato di 25 di cui 16 solo nel mese di aprile. Nello stesso periodo del 2019 i suicidi sono stati in tutto 14. Questo dovrebbe indurre tutti a riflettere su quanto il Covid e il conseguente blocco del Paese abbia stravolto – psicologicamente ma anche economicamente – le nostre esistenze.Alcune delle “vittime indirette” del Covid
Solo per ricordare alcune delle vittime: Antonio Nogara, imprenditore di Napoli, morto suicida perchè non aveva i soldi per pagare i debiti con i dipendenti. Sempre nel napoletano si è tolto la vita un 57enne titolare di un mobilificio il quale si è impiccato all’interno del suo negozio lasciando una lettera dove spiegava le sue difficoltà economiche. A Teramo e provincia – specifica la dottoressa – a fine maggio ci sono stati cinque suicidi in due settimane. Un operaio di 47 anni di Civitella del Tronto, dopo aver perso il lavoro per il lockdown, ha dato fuoco alla sua casa mentre la famiglia stava dormendo. Un elettricista di 40 anni di Bellante, padre di famiglia, si è impiccato in un container. A Teramo una giovane aiuto cuoco di 33 anni è stata trovata impiccata nella sua abitazione e nella medesima giornata, un uomo di 62 anni si è lanciato da un ponte. Il 25 maggio, sempre nel teramano, un uomo – messo in cassa integrazione – è stato ritrovato dalla figlia impiccato ad un albero. Per arrivare al ristoratore fiorentino che si è ucciso perché – costretto a chiudere – non poteva più pagare il mutuo del locale da poco comprato in zona Santa Croce. Recentemente a Milano un 25enne si è lanciato da un cornicione per aver perso il lavoro. Stessa tragica sorte toccata da un 29enne a Torino. Come si può dedurre da questi casi – che sono soltanto alcuni – le ragioni dei suicidi in questi mesi sono state prettamente economiche più che legate a fattori di depressione.
Le conseguenze del Lockdown su bambini e adolescenti
E le conseguenze di questa situazione toccano anche gli adolescenti: è di questi giorni la notizia di un ragazzino di 16 anni che si è ucciso perché il suo smartphone si era rotto e lui non poteva più seguire le lezioni a distanza. Uno studio condotto dall’Università di Oxford e da quella di Padova ha approfondito proprio i risvolti che il virus e il lockdown stanno avendo sulla psiche dei giovanissimo: ben l”85% dei ragazzi intervistati ha segnalato casi depressivi o di ansia. Dai risultati di un altro studio britannico è emerso che stanno crescendo i fenomeni di depressione tra bambini e ragazzi legati a solitudine e isolamento. La psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Maria Loades – ricercatrice del dipartimento di psicologia clinica all’Università di Bath – ha spiegato che le conseguenze di questo periodo sono a lungo termine e i fenomeni depressivi possono venire a galla non solo ora ma anche tra qualche anno. Nello studio sono stati presi in esame bambini, adolescenti e giovani adulti: con un’età compresa tra 4 e 21 anni. Dall’indagine è emerso che i giovani e i giovanissimi che sono da soli, hanno tre volte la probabilità di ammalarsi, in futuro, di depressione. L’effetto, secondo gli studiosi, potrebbe concretizzarsi fino a nove anni più tardi.
Da gennaio medici e politici sono tutti – giustamente – concentrati sull’emergenza Coronavirus. Ma forse ci si sta dimenticando che non si muore solo di Coronavirus.
Da ricordare
La mortalità del Covid è 0,5%
Eppure Ioannidis non è l’unico a sostenere che il livello di letalità del Covid si sia abbassato. Anche secondo i dati dell’Instant Report Covid-19 dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (Altems) dell’Università Cattolica la letalità del SARS-CoV-2 in Italia sembra essersi notevolmente ridotta rispetto a marzo. Infatti al 20 ottobre il rapporto tra pazienti Covid deceduti e totale dei positivi era pari allo 0,27%. Non solo. tale studio ha dimostrato come nessuna Regione, al momento, può dirsi “satura” per quanto riguarda le terapie intensive. Infatti, prendendo come soglia di riferimento il 30% dell’occupazione dei posti letto – valore indicato dal Ministero della Salute nella circolare del 30 aprile 2020, tutte le Regioni risultano essere al di sotto di tale limite. Il valore più vicino alla soglia è quello della Valle D’Aosta che registra il 27,78% dei posti letto occupati nelle terapie intensive.
Crisanti: dalle zanzare al Covid
Chi, invece, continua a sottolineare la pericolosità del Covid e la necessità di fare qualunque cosa – arrivando anche a violare la privacy se necessario – per contenerlo è il microbiologo Andrea Crisanti. Qualche settimana fa lo scienziato venne “sbeffeggiato” dal virologo Giorgio Palù che lo definì un esperto di zanzare. Ma Crisanti non si sente sminuito da questo, anzi: “Le zanzare sono l’organismo più pericoloso al mondo. Ogni anno causano circa 3 milioni di morti in tutto il mondo, più del doppio delle vittime causate dal Coronavirus. Vado fiero di averle studiate“.
Per quanto concerne il Covid, l’esperto si dice sulla stessa linea dell’infettivologo del sacco di Milano, il professor Massimo Galli, che dice di stimare. Mentre riserva meno stima verso quei colleghi che – a suo dire – obbediscono alla politica più che alla scienza. E Crisanti con la politica sembra aver rotto. La sua rottura con il governatore del veneto Luca Zaia è cosa nota da mesi al punto che il comune di Treviso, a trazione leghista, ha tolto il patrocigno al convegno al quale Crisanti doveva partecipare: “E’ una cosa che non fa onore a loro. Io non sono legato a nessuno e ho il privilegio di poter dire quello che penso“. E su Zaia ha concluso: “Ha voluto prendersi tutti i meriti per il contenimento del virus. Lo ha fatto per guadagnare punti in vista delle elezioni regionali. Non è stato l’unico, anche De Luca lo ha fatto e infatti sono i governatori più votati”.
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