Sperimentazione su animali e vaccini
Gli animali sono la parte migliore di noi.
Le bestie feroci siamo noi, loro sono la perfezione.
Coronavirus, il vaccino è l'orrore della sperimentazione animale
© LAV 2020
Dossier LAV
SPERIMENTAZIONE ANIMALE E COVID-19,
A CHE PUNTO SIAMO REALMENTE
INTRODUZIONE
I ricercatori di tutto il mondo stanno rincorrendo la scoperta di un potenziale vaccino contro il Covid-
19, che ha finora infettato 7,2 milioni di persone e ne ha uccise 408.000 in tutto il mondo.
Purtroppo, questo processo ha comportato e implicherà un’enorme quantità di test sugli animali,
condotti su specie tra cui topi, ratti, criceti, gatti, cavie, furetti e scimmie. Per quanto riguarda lo
sviluppo di un vaccino, in passato era diffuso l’impiego di animali come “terreni di coltura” per
l’ottenimento di vaccini attenuati; oggi questo passaggio viene effettuato in vitro, cosa che
garantisce che il vaccino non sia contaminato da eventuali virus o altri agenti dell’animale in cui è
stato coltivato e che potrebbero infettare chi riceve il vaccino. Ma gli animali vengono ancora
utilizzati nei test preliminari all’immissione in commercio dei vaccini e, precisamente, nei test di
efficacia (potency test) e in quelli per valutare che il vaccino produca l’effetto voluto e di sicurezza
(safety test), questi ultimi del tutto analoghi ai test di tossicità eseguiti su sostanze chimiche.
I numeri legati alla vivisezione sono già altissimi, arrivando a oltre 192 milioni di animali all’anno [1],
ma questo dato è in crescita, in quanto ricercatori e Paesi sono attualmente in competizione per
ottenere al più presto un vaccino, e questo porterà a una ripetizione dei test fino a quando il
traguardo non sarà raggiunto, e ancora più inutile sofferenza.
Il rischio reale è che, anziché aiutarci, questi esperimenti siano fuorvianti, infatti le molecole o i
trattamenti efficaci potrebbero essere scartati perché fallimentari sugli animali e, allo stesso tempo,
vaccini dannosi potrebbero essere portati a sperimentazioni sull'uomo sulla base dei risultati positivi
ottenuti su cavie.
Ora, forse più che mai, è fondamentale considerare la qualità e l'umanità della nostra scienza per
sostenere concretamente lo sviluppo dei modelli non animali. Tutti noi vogliamo arrivare a un
vaccino sicuro e veloce contro il coronavirus, ma ciò deve avvenire usando e potenziando i metodi
scientifici human-based. Per ottenere questo risultato, è fondamentale l’impegno e il
coordinamento globale, europeo e nazionale, oltre a uno stanziamento economico indirizzato a
queste aree di investigazione.
QUAL E’ LA SITUAZIONE ATTUALE
La sequenza genetica di SARS-COV-2, è stata pubblicata per la prima volta l'11 gennaio 2020 [2] e al
momento sono più di 160 i potenziali vaccini in fase di sviluppo in tutto il mondo [3]. La maggior
parte di questi è nelle prime fasi di sviluppo e testing che, normalmente, comportano
sperimentazioni su animali.
Ad oggi, dieci di questi vaccini, sono in fase di sperimentazione sull'uomo, e sono almeno 4 le
aziende con candidati nella fase clinica di efficacia: AstraZeneca (azienda svedese a cui l’Italia ha
prenotato 400 milioni di dosi di vaccino insieme ad altri Paesi europei), Moderna (che collabora con
i National Institutes of Health), BioNTech/Pfizer (accordo industriale Usa-Germania) e CanSino
(società cinese). A questi si aggiungerà un vaccino sviluppato in Russia dall’Istituto di ricerca
Gamaleya. Alcuni dei vaccini più promettenti sono stati sviluppati utilizzando una nuova tecnologia
che non è mai stata utilizzata prima per i composti già in commercio.
Ad esempio, uno dei pionieri è la società statunitense Moderna, il cui vaccino è attualmente in grado
di bypassare alcuni dei test sugli animali e passare rapidamente a quelli sull'uomo: ciò grazie al
superamento del metodo tradizionale dove alle persone viene iniettata una versione inattivata o
indebolita del virus. Infatti, gli scienziati di Moderna hanno escogitato un modo per progettare e
iniettare le “istruzioni molecolari” necessarie per riconoscere la proteina sulla superficie del virus
direttamente nel corpo umano [4]. Ciò innesca una risposta immunitaria simile ai vaccini
tradizionali, ma in modo più sicuro ed evitando anche il lungo e costoso processo di produzione. Il
vaccino mRNA-1273 di Moderna è stato il primo ad iniziare la sperimentazione umana di fase 1, il
16 marzo 2020, dopo un “solo” test su topi, ai quali è stato somministrato un vaccino sperimentale
per MERS (un coronavirus correlato) prodotto nello stesso modo [5].
Molti esperti affermano che un vaccino impiegherà circa 12-18 mesi per essere sviluppato e quindi
ci si potrebbe aspettare che sia disponibile nel 2021 [6]. Tuttavia, la storia ci dice che ciò è
improbabile. Normalmente, infatti, un vaccino impiega in media 10-15 anni per passare dalla
progettazione al prodotto approvato [7]. Il vaccino più veloce mai sviluppato è stato per la parotite,
e ha richiesto quattro anni [8]. Anche con programmi di sviluppo accelerato (come quello che stiamo
vedendo ora), il vaccino per l'Ebola è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA)
degli Stati Uniti nel dicembre 2019 - cinque anni dopo l'epidemia del 2014.
Sfortunatamente, non c’è alcuna garanzia che avremo sicuramente un vaccino per Covid-19. Il virus
della febbre dengue è stato identificato nel 1943, ma il primo vaccino è stato approvato solo nel
2019 [9]. E, nonostante decenni di test, non abbiamo ancora un vaccino per l'HIV come non esistono
quelli per altri focolai recenti tra cui MERS, SARS (entrambi coronavirus) e Zika.
Solo circa il 6% dei potenziali vaccini arriva sul mercato, una percentuale di fallimento così alta è
anche la conseguenza di un metodo di sviluppo obsoleto, basato su altre specie che non sono
predittive per l’uomo. Ad esempio, un vaccino contro la SARS, promettente sugli animali, una volta
testato sull’uomo ha avuto l’effetto di rendere le persone ancora più suscettibili alla malattia [10].
QUALI TEST SUGLI ANIMALI SONO STATI FATTI
Siamo scioccati dal numero di test sugli animali nella ricerca contro SARS-COV-2, segnalato in tutto
il mondo, dagli Stati Uniti, alla Cina, Canada, Australia e in tutta Europa, ricorrendo a primati, criceti,
furetti, topi e gatti. È impossibile fornire cifre esatte sul numero di animali utilizzati perché questi
non sono pubblicati regolarmente e, certamente, non lo sono in relazione al Covid-19.
Generalmente, gli animali vengono impiegati nei test normativi per valutare se i nuovi vaccini sono
sicuri. Durante gli esperimenti, vengono sottoposti a dosi elevate del potenziale farmaco, sia
attraverso iniezioni, che inalazioni forzate, per periodi lunghi, che vanno dai 28 ai 90 giorni, per poi
venire uccisi ed esaminati. Ai test di sicurezza si sommano quelli di efficacia, per investigare se la
molecola sia in grado di prevenire o ridurre l'infezione. Per esempio:
Oxford (UK) - Sei scimmie rhesus sono state iniettate con il vaccino prima di essere esposte al
virus Covid-19. Parallelamente altre 3 scimmie sono state usate come gruppo di controllo non
vaccinato. Dopo 7 giorni tutti gli animali sono stati uccisi e analizzati, tutte e 9 le scimmie sono
risultate positive al virus, di conseguenza il vaccino è stato inefficace sia nel tamponare lo
sviluppo del virus che la sua diffusione. Tre delle scimmie vaccinate e tutti i primati di controllo
hanno sofferto di problemi di respirazione a causa dell'infezione. Tuttavia, poiché è stato
riscontrato che le scimmie vaccinate hanno sviluppato, complessivamente, sintomi meno gravi,
il vaccino è stato sottoposto comunque a studi sull'uomo [11].
Sinovac Biotech (China) - Dieci scimmie rhesus hanno subito due diverse dosi di vaccino tre volte
alla settimana per 14 giorni, il virus Covid-19 è stato, quindi, iniettato direttamente nei polmoni
attraverso un tubo lungo la trachea. Il gruppo di controllo non vaccinato era costituito da 5
individui. Sette giorni dopo, gli animali sono stati tutti uccisi e sezionati. Le scimmie vaccinate
con la dose più bassa hanno mostrato segni di infezione, nonostante ciò, il vaccino è passato agli
studi sull’uomo [12].
Oltre che nello sviluppo del vaccino, gli animali vengono utilizzati anche per produrre anticorpi e
antivirali per trattare persone già infettate. Si stanno analizzando, inoltre, i farmaci esistenti per
capire se possono essere riutilizzati per il trattamento del Covid-19. Nonostante tali farmaci già
esistenti sul mercato, tra cui la clorochina per la malaria recentemente ipotizzata come utile per il
coronavirus, siano già stati testati su animali, adesso vengono nuovamente sottoposti agli stessi
passaggi sperimentali, aumentando il numero di vittime animali [13].
Gli scienziati cinesi hanno condotto una serie di esperimenti su cani, gatti, furetti, anatre, maiali e
polli per determinare quali specie siano in grado di essere infettate dal Covid-19 [14]. La maggior
parte dei test ha comportato l'iniezione del virus nel naso, l’isolamento nelle gabbie, durante il quale
hanno subito tamponi nasali e rettali e, infine, l’uccisione. L’esito è a dir poco inconcludente: furetti
e gatti sono i più sensibili a Covid-19, ma non sviluppano gli stessi sintomi degli umani, mentre cani,
maiali, anatre e galline non sono facilmente infettati dal virus.
Una società con sede negli Stati Uniti chiamata Emergent BioSolutions sta usando i cavalli per
produrre anticorpi [15], infatti, a motivo delle loro dimensioni, gli equini sono usati come fabbriche
di plasma e anticorpi e vengono, spesso, dissanguati per questo scopo.
QUALI SONO I LIMITI SCIENTIFICI NELL'USO DEGLI ANIMALI PER LA RICERCA COVID-19?
La storia ci ha mostrato che i test sugli animali non sono predittivi per gli esseri umani. Gli animali
non sono mini-umani, infatti, spesso non soffrono delle nostre patologie e rispondono in modo
diverso ai farmaci. Ancora oggi, oltre il 90% delle nuove formulazioni farmaceutiche, che sembrano
essere sicure ed efficaci negli animali, falliscono negli studi clinici sull'uomo [16]. La ricerca del
vaccino contro l'HIV dura da oltre tre decenni, senza successo, nonostante centinaia di studi clinici
su dozzine di tipi di vaccino che avevano mostrato risultati promettenti nei test sui primati.
I ricercatori di tutto il mondo stanno cercando di trovare il modello animale perfetto per il Covid-
19, ma non ne hanno ancora identificato nessuno. Tipici "animali da laboratorio" come topi, ratti e
cani non sono così sensibili come lo sono gli umani. Perfino le scimmie - considerate le specie più
simili a noi - non sviluppano i sintomi più gravi che questo coronavirus provoca nell'uomo [17].
Eppure, gli animali continuano ad essere utilizzati anche se non sono, chiaramente, in grado di
fornire risposte chiare.
Anche l’idea di usare topi geneticamente modificati (GM) come soluzione è caduta nel nulla. Tale
ipotesi sperimentale nasce dall’insuccesso nel tentativo di infettare dei topi “normali” con il Covid-
19. Per questo, alcuni scienziati sono tornati a un vecchio modello di topo GM di anni fa, che è stato
“prodotto” durante l'epidemia di SARS. Li hanno fatti riprodurre in gran numero nella speranza che
potessero rivelarsi utili, dopo altre modifiche e “aggiustamenti” genetici. Tuttavia, il Covid-19 ha
indotto solo lievi malattie in quei topi [18].
Va sottolineato che nessuno dei "leader" nella corsa al vaccino contro il Covid-19 ha superato le
prime fasi dei test a pieni voti. Come accennato in precedenza, il vaccino di Oxford (al quale ha
contribuito anche l'azienda italiana Irbm di Pomezia) non è stato in grado di prevenire l'infezione o
la trasmissione nelle scimmie e il vaccino Sinovac ha fornito solo una protezione parziale nei
macachi, dopo essere stato testato anche su topi e ratti. Il vaccino Moderna ha portato a effetti
collaterali negativi nei volontari umani nelle sperimentazioni di fase 1, tra cui nausea e febbre alta,
mentre il vaccino di CanSino ha causato febbre grave nell'8% dei partecipanti alla sperimentazione.
Tali considerazioni alimentano la domanda se gli animali siano veramente utili per dare informazioni
e sviluppare vaccini (o altri farmaci), specialmente quando si procede a sperimentazioni sull'uomo,
nonostante risultati deludenti e/o ambigui negli animali. I ricercatori sembrano scegliere quali dati
su cui concentrarsi e quali ignorare, a seconda della situazione. In effetti, un recente seminario sul
Covid-19, tenuto dall'International Coalition of Medicines Regulatory Authorities (ICMRA), ha
concluso che i test di efficacia in modelli animali (in cui questi vengono infettati dal virus dopo essere
stati vaccinati) non sono necessari per progredire negli studi sull'uomo [19]. Ma queste evidenze
continuano ad essere ignorate da larga parte della comunità scientifica, e gli animali utilizzati e
uccisi.
QUALI SONO LE ALTERNATIVE ALL'USO DEGLI ANIMALI
Sostituire i test sugli animali non significa mettere a rischio i pazienti umani, né significa
interrompere o ostacolare il progresso medico. Al contrario, la sostituzione dei modelli animali con
modelli alternativi migliorerà la qualità della nostra scienza.
Per fortuna, lo sviluppo di metodi non animali sta crescendo anche grazie ad approcci innovativi in
vari settori, quali i test di tossicità, quelli per i cosmetici e lo sviluppo di farmaci. Ma questo non
basta, bisogna fare molto di più.
I motivi per cui i test sugli animali continuano a essere impiegati, spesso non sono basati su
argomentazioni scientifiche, ma dovuti al conservatorismo culturale e metodologico all'interno
dell'establishment: è più facile e più comodo fare semplicemente ciò che è sempre stato fatto, che
cambiare radicalmente approccio, mettendo in discussione il proprio lavoro. Eppure è proprio grazie
a processi come questo, alla costante revisione di teorie e modelli, che la scienza ha potuto avanzare
nei secoli.
Ad esempio, gli organoidi (minuscoli mini organi coltivati in vitro) [20] e i sistemi microfisiologici
[21], ovvero le tecnologie "organ on a chip" sono entrambi metodi rilevanti per l'uomo, che
forniscono un modello più realistico per testare nuove terapie. Attualmente entrambi i metodi
vengono utilizzati con l'aggiunta di cellule immunitarie, il che è particolarmente appropriato per lo
sviluppo del vaccino e può anche essere esposto ad anticorpi o al siero di persone infette o vaccinate
per testarne l'efficacia.
Uno studio spagnolo ha già dimostrato che la SARS-CoV-2 può infettare vasi sanguigni umani e
organoidi renali ingegnerizzati e che un enzima umano può inibirlo, promettendo un potenziale
trattamento [22]. Linfonodi umani artificiali coltivati in 3D [23] sono stati creati per sviluppare
modelli relativi all'immunità innata e adattativa e utilizzati nella valutazione dei vaccini
antinfluenzali. È stato inoltre ottimizzato un modello di cellula 3D delle vie aeree umane [24] che
può essere utilizzato per valutare l'effetto di potenziali farmaci sul sistema respiratorio nella nostra
specie.
Anche gli studi su volontari umani, sia sani che infetti, sono fondamentali. Ad esempio, analisi
sull'uomo hanno dimostrato che le risposte anticorpali da Covid-19 sono spesso deboli e/o calano
rapidamente, consentendo la reinfezione di un individuo [25]. Studi sull'uomo hanno anche
positivamente dimostrato che alcuni anticorpi contro la SARS sono stati in grado di prevenire
l'infezione, e alcuni di questi hanno avuto una cross-reaction col Covid-19 [26] inducendo una
risposta del sistema immunitario agli antigeni di due diversi agenti patogeni. Inoltre, si può studiare
il genoma del virus tramite colture di fluidi polmonari e campioni bioptici di pazienti, utili anche per
indagare il danno al tessuto polmonare. Infine, è sotto osservazione l’utilizzo di vaccini con
immunizzazione passiva, i cui anticorpi sono prelevati da pazienti infetti sopravvissuti, o coltivati in
vitro [27].
Tra le tecniche più avanzate è importante citare i modelli matematici dei tassi di trasmissione e
infezione dei virus, rivelatisi fondamentali per la comprensione e il controllo della pandemia [28], e
i programmi informatici usati per lo screening dei potenziali vaccini e farmaci, basati sulla
somiglianza nelle proprietà chimiche e strutturali con le terapie esistenti [29].
CONCLUSIONI
Per accelerare le scoperte mediche, e rispondere all’attuale urgenza di trovare un vaccino contro il
COVID-19, che ha messo in crisi i sistemi sanitari di tutto il mondo e mietuto milioni di vittime, è
fondamentale capire i meccanismi alla base dell’eziopatogenesi della sua attività infettante,
conoscendo l’ospite, in questo caso l’uomo. Il virus si comporta come una “chiave” che entra dentro
una ben precisa “serratura”. Questa “serratura” è simile in tutta la specie umana, ma non identica -
si parla infatti di polimorfismi genetici - ma soprattutto è diversa da altre specie che hanno genetica,
anatomia, risposta immunitaria e un’infinità di parametri differenti da noi. Inoltre, la risposta
dell’ospite non dipenderà solo dalle sue caratteristiche genetiche, ma anche dal contesto
ambientale in cui è ed è stato inserito, concetto alla base dell’epigenetica, per cui ad influire sulla
risposta sono età, sesso, abitudini, presenza di altre condizioni patologiche croniche, esposizione a
fumo ed altro [30].
In questo tragico momento che minaccia i nostri affetti più cari e le nostre sicurezze quotidiane,
dobbiamo pretendere una ricerca innovativa che possa far fronte all’emergenza sanitaria che stiamo
vivendo. Le risposte per curare l’uomo (e l’intero Pianeta), non sono nei topi o nei gatti, ma nei
modelli human-based.
La stessa Commissione Europea ha recentemente lanciato una consultazione sul futuro della ricerca
e dell'innovazione [31] per valutare come rispondere con tecniche innovative e affidabili al
problema del Covid-19. L’Italia e le Istituzioni europee devono cogliere quest’ultima opportunità per
tradurre concretamente quanto La legge chiede da anni e investire nei metodi alternativi.
IL MANIFESTO LAV #NONCOMEPRIMA
Si tratta di una richiesta che LAV ribadisce anche nel suo Manifesto “Non torniamo come prima”, in
cui avanza 6 proposte di cambiamento per agire sulle cause della pandemia ed evitarne di future.
Tra queste: investire concretamente nella prevenzione delle malattie e nella ricerca scientifica
“human based”, riconoscendo la sperimentazione con metodi sostitutivi all’uso degli animali come
l’unica strada possibile per una ricerca davvero utile ed innovativa.
PER ADERIRE: www.lav.it/manifesto
* * *
BIBLIOGRAFIA
[1] https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/0261192919899853
[2] nature.com/articles/d41573-020-00073-5
[3] who.int/who-documents-detail-redirect/draft-landscape-of-covid-19-candidate-vaccines
[4] allianceforscience.cornell.edu/blog/2020/06/what-are-the-top-5-most-promising-covid-19-vaccine-
candidates/
[5] livescience.com/coronavirus-vaccine-trial-no-animal-testing.html
[6] nytimes.com/2020/04/27/world/europe/coronavirus-vaccine-update-oxford.html
[7] telegraph.co.uk/global-health/science-and-disease/oxford-university-coronavirus-vaccine/
[8] businessinsider.com/coronavirus-vaccine-quest-18-months-fauci-experts-flag-dangers-testing-2020-
4?r=US&IR=T
[9] theguardian.com/world/2020/may/22/why-we-might-not-get-a-coronavirus-vaccine
[10] ibid 9
[11] ibid 8
[12] pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32090616/
[13] biorxiv.org/content/10.1101/2020.05.13.093195v1
[14] sciencemag.org/content/early/2020/05/06/science.abc1932
[15] sciencemag.org/content/368/6494/1016
[16] sciencemag.org/news/2020/04/mice-hamsters-ferrets-monkeys-which-lab-animals-can-help-defeat-
new-coronavirus
[17] qz.com/1837094/how-lab-animals-are-helping-scientists-fight-covid-19/
[18] bio.org/sites/default/files/Clinical%20Development%20Success%20Rates%202006-2015%20-
%20BIO,%20Biomedtracker,%20Amplion%202016.pdf
[19] sciencemag.org/news/2020/04/covid-19-vaccine-protects-monkeys-new-coronavirus-chinese-biotech-
reports
[20] ibid 17
[21] ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7245508/
[22] ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5723307/
[23] sciencedirect.com/science/article/pii/S1359644618301582
[24] sciencedirect.com/science/article/pii/S0092867420303998
[25] sciencedirect.com/science/article/pii/S0168165610001082
[26] pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29182718/
[27] news-medical.net/news/20200504/Human-endemic-coronavirus-reinfection-possible-after-
recovery.aspx
[28] biorxiv.org/content/10.1101/2020.05.14.095414v1.full.pdf
[29] sciencedaily.com/releases/2020/05/200512133753.htm
[30] https://www.upmcitaly.it/covid19/covid-19-categorie-piu-rischio/
[31] https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/12495-Communication-on-
the-future-of-research-and-innovation-and-the-European-Research-Area
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Ogni anno 12 milioni di animali sono utilizzati in Europa a fini sperimentali (uno ogni 3 secondi), poco meno di 900.000 nei laboratori italiani. Ma per cosa? Scienza e medicina la fanno da padrone: si usano animali nella ricerca di base delle università, nello studio di malattie umane e veterinarie, nelle neuroscienze, nella messa a punto di nuovi farmaci, ma anche a scopo didattico (esercitazioni di anatomia, fisiologia e chirurgia), nel monitoraggio ambientale (per sostanze che devono essere rilasciate nell’ambiente come i pesticidi) e nell’industria bellica (collaudo di nuove armi balistiche, chimiche, nucleari e biologiche).
TEST DI TOSSICITÀ. Vengono utilizzati animali anche per testare le sostanze chimiche con cui entriamo in contatto ogni giorno (fibre tessili sintetiche, conservanti alimentari, detersivi, articoli in plastica, cosmetici, disinfettanti, inchiostri etc): dal 1981, infatti, la legge prevede che prima di essere immesse sul mercato debbano superare test di tossicità per verificarne gli effetti nocivi.
LE SPECIE IMPIEGATE. Se i roditori si confermano gli animali più utilizzati (80%), la sperimentazione viene effettuata anche su conigli (3%), scimmie (1%), cani e gatti. Non mancano poi rettili, anfibi e pesci (9,6%) e gli uccelli (6%), mentre cavalli, asini e ibridi, suini, caprini, ovini e bovini rappresentano soltanto l’1%.
I LUOGHI DELLA SPERIMENTAZIONE. La sperimentazione su animali vivi avviene nei laboratori delle industrie chimiche e farmaceutiche, delle università, degli ospedali e degli istituti di ricerca pubblici.
In Italia sono oltre 600 gli stabilimenti autorizzati a utilizzare animali, con una media di 9 nuovi ogni anno. Tra questi anche alcuni centri di ricerca che utilizzano cani, gatti e primati (clicca qui se vuoi sapere chi sono).
IL BUSINESS DEGLI ANIMALI DA LABORATORIO. La sperimentazione alimenta un immenso giro d’affari che coinvolge allevamenti di animali da laboratorio e aziende che producono le relative attrezzature dagli stabulari che ospitano le cavie agli strumenti di contenzione per tenerli fermi durante alcuni esperimenti).
Oggi bastano pochi passi online per acquistare topi modificati geneticamente, ratti immunodeficienti, cani con le corde vocali recise e gatti portatori di qualsiasi malattia.
Accedendo al sito della Charles River Laboratories, una delle più grandi multinazionali specializzata in allevamento e vendita di animali da laboratorio (in Italia si trova in provincia di Como) è possibile sfogliare un ampio catalogo di animali sani o portatori di malattie (diabete, Alzheimer, Parkinson, tumori e insufficienza cardiaca, per citarne alcune) o con alternazioni chirurgiche (ne sono disponibili ben 55) comprendente topi, ratti, conigli, criceti, porcellini d’india, femmine in lattazione e nidiate.
Quanto costano?
I prezzi? Dipende: un topo di 10-12 grammi costa circa 4,60 €. Ma un ratto geneticamente modificato di 10 settimane portatore di diabete arriva a costare più di 310 € .
La ricerca biomedica ha da sempre impiegato gli animali per mettere a punto nuovi medicinali, sperimentare tecniche chirurgiche all'avanguardia e osservare l'evoluzione delle malattie su organismi animali al fine di comprenderne meglio i meccanismi di attacco sul corpo umano.
Nonostante i grandi progressi della medicina, molti hanno cominciato a sollevare dubbi sulla liceità della ricerca sugli animali che, negli ultimi anni, è finita al centro di un dibattito piuttosto acceso.
Anche all'interno della comunità scientifica ci si divide sulla effettiva utilità di tutti gli esperimenti eseguiti e sulla legittimità dello sfruttamento di esseri viventi, acclamando lo sviluppo e l'adozione di metodi alternativi. E in ogni caso molti scienziati autorevoli come Umberto Veronesi e Rita Levi Montalcini si battono per un maggior rispetto degli animali, pur ritenendo la sperimentazione in alcuni casi necessaria.
In seguito analizzeremo in dettaglio:
1. I motivi che spingono (e hanno spinto) i ricercatori alla sperimentazione animale;
2. Le ragioni di chi ritiene inutile o dannoso il ricorso alla sperimentazione animale;
3. I metodi alternativi che – da soli o insieme alla sperimentazione animale – possono aiutare gli scienziati a compiere le loro ricerche
Quali sono dunque i vantaggi che la ricerca medica ha ottenuto grazie ai test sugli animali?
Le opinioni anche in questo caso sono divergenti, ma anche molti antivivisezionisti riconoscono come, senza certa ricerca, non si sarebbero ottenuti i farmaci attualmente in commercio e non si sarebbero raggiunte le conoscenze attuali su tumori e altre malattie.
Pensiamo, per esempio, all'uso della flebo: è stata sperimentata per la prima volta negli anni venti su cani, conigli e roditori.
Al servizio della chirurgia
Animali sono stati usati anche per migliorare le tecniche di chirurgia a cuore aperto e per l'innesto di bypass nelle arterie coronarie, per comprendere i meccanismi del sistema immunitario e individuare i modi per neutralizzare il rigetto degli organi trapiantati. Tutti i materiali chirurgici, dai fili di sutura riassorbibili alle protesi per sostituire le valvole cardiache, sono provati prima sugli animali e poi sperimentati sull'uomo, garantendo un certo margine di sicurezza.
Sacrifici utili
Gli animali hanno avuto un ruolo cruciale in molte scoperte medico-scientifiche: basti pensare ad Alexander Fleming che scoprì l'attività antibiotica della penicillina sperimentandola sui topi o a Louis Pasteur che dimostrò la teoria dei germi in medicina somministrando antrace ad alcune pecore. Intervistati su questo tema, tutti i premi Nobel per la Medicina viventi hanno ammesso che la ricerca medica ha tratto vantaggi incontrovertibili dall'uso di animali.
Passato e presente
«Non vi è oggi altra possibilità che l’impiego degli animali se si vogliono avere a disposizione modelli di malattie umane su cui saggiare nuove forme di terapia» spiega Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano «Se guardiamo alla storia della medicina troviamo che ogni scoperta significativa che ha dato risultati pratici anche per l’uomo è passata attraverso l’impiego di animali. Non avremmo oggi vaccini, farmaci chirurgici sofisticati e gli stessi trapianti d’organo se non vi fosse stata precedentemente un’adeguata sperimentazione animale».
Insomma la scienza e la medicina, come le conosciamo ora, non sarebbero tali senza il sacrificio di milioni di animali.
E il futuro?
Si sarebbero avuti gli stessi risultati senza gli animali? Non lo sapremo mai. Ma forse la domanda più corretta è: dati i progressi scientifici e le tecnologie disponibili è ancora necessario sperimentare sugli animali? L’opinione prevalente della comunità scientifica è che solo dall’impiego complementare della sperimentazione in vivo e in vitro e dell’elaborazione informatica può scaturire un’evoluzione delle nostre conoscenze tale da favorire lo sviluppo di terapie efficaci che utilizzino il minor numero possibile di animali nella sperimentazione.
Secondo gli antivivisezionisti più integralisti l'accanimento a testare su animali prodotti e medicine destinate all'uomo avrebbero addirittura rallentato il progresso medico.
I casi portati come esempi di sperimentazioni errate sono numerosi: il tranquillante Talidomide, che negli anni Sessanta causò la nascita di dieci mila neonati deformi, oppure lo spray Isoproterenol che nel 1973 uccise migliaia di asmatici. Questi farmaci, pur avendo superato la prova sugli animali, ebbero effetti devastanti sugli uomini. Per i ricercatori si tratta di margini di errori imprevedibili o il terribile risultato di una sperimentazione mal condotta.
I fallimenti della sperimentazione
Eppure questi errori continuano ancora oggi a mietere vite umane: come nel caso del Mediator, medicinale utilizzato per la cura di diabete e l’obesità, ritirato dal mercato il 14 ottobre scorso perché in Francia avrebbe provocato tra i 500 e i 1.000 morti.
E il fumo? Già nel 1950 era nota la sua correlazione con il cancro ai polmoni. Tuttavia, gli studi effettuati per confermare l’evidenza epidemiologica non riuscirono a dimostrare il legame tra sigarette e tumore in quanto non fu possibile indurre il cancro negli animali utilizzati per gli esperimenti. E così anche per amianto, arsenico, benzene, alcool e lana di vetro, tutte sostanze risultate innocue per gli animali ma dannose per l’uomo.
Dunque la sperimentazione serve?
Gli animalisti sono convinti di no e spiegano le proprie ragioni.
Un errore metodologico. L’assunto di base è questo: se nessuna specie animale è paragonabile in toto all’uomo (come dimostrano le diverse sostanze immesse sul mercato sicure per gli animali ma rivelatesi letali per gli esseri umani), questo significa che la sperimentazione finale di fatto avviene sull’uomo, rendendo vana la morte di milioni di animali. In campo oncologico, per esempio, le stesse sostanze chimiche possono essere cancerogene per l'uomo e non per il topo e viceversa.
La tutela giuridica. I test effettuati su animali garantirebbero un’irrinunciabile copertura legale alle case farmaceutiche tutelandole in caso di inaspettati effetti nocivi sull’uomo di nuovi farmaci immessi sul mercato.
Lo stress rende tutto inattendibile. Lo stress cui sono sottoposti gli animali nei laboratori invaliderebbe irrimediabilmente i risultati degli esperimenti rendendoli inattendibili. E sarebbe proprio per questo motivo che uno stesso esperimento effettuato su animali geneticamente identici ma in laboratori diversi dà spesso risultati differenti.
La carriera e le ricerche inutili. L'accusa spesso avanzata è che si continui a realizzare ricerche per rispondere a domande a cui si conosce già la risposta. Perché? Testare su animali sarebbe un modo per pubblicare più facilmente i propri studi, consentendo una carriera accademica più rapida rispetto a quanto sarebbe possibile fare con la ricerca clinica: la vita di un roditore è molto più breve, di conseguenza le malattie si sviluppano più in fretta.
Qualsiasi siano le ragioni, etiche, politiche e anche economiche, la possibilità di trovare alternative all'utilizzo di animali è ben vista da entrambi gli schieramenti.
Cosa si intende dunque per “metodo alternativo”? Si tratta di tutte le procedure che permettono di ridurre (o addirittura sostituire) l'animale nella sperimentazione, ma anche di limitare le sofferenze animali.
La legge delle tre R
A far riflettere su queste eventualità è stata la cosiddetta “legge delle tre R” (Replacement, Reduction, Refinement), elaborata nel 1959. Per rendere più eticamente accettabile la sperimentazione sull'animale sarebbe necessario considerare la possibilità di sostituire [Replacement significa sostituzione], là dove possibile, la pratica della vivisezione con altre metodologie altrettanto efficaci. Al più si auspica di ridurre [Reduction significa riduzione] il numero delle sperimentazioni e di raffinare i metodi [Refinement significa raffinamento], per evitare la sofferenza e lo stress degli animali.
I computer (e non solo) al servizio dell'uomo e dell'animale
Le tecnologie più moderne consentono di ottenere risultati importanti per esempio lavorando sulle colture cellulari che forniscono dati parziali, ma veritieri in quanto prodotte utilizzando materiale biologico della specie umana, verso la quale si compie la ricerca. Le simulazioni al computer, come i modelli matematici e speciali software, consentono di prevedere gli effetti biologici di alcuni composti. Come? Per esempio, partendo dalla disposizione spaziale degli atomi di una molecola.
Al posto degli animali In alcuni ambiti gli animali sono già stati totalmente rimpiazzati: è il caso dei crash test, della didattica, dei test di tossicità nel settore cosmetico.
Moderne tecniche di imaging (TAC e risonanza magnetica per fare due esempi) sono utilizzate nello studio del cervello umano al posto degli esperimenti sui primati, colture in vitro di cellule e tessuti umani trovano impiego nella sperimentazione di nuovi farmaci, mentre altri metodi basati direttamente sull’uomo (ricerca clinica, epidemiologia, statistica etc) si rivelano efficaci nello studio delle malattie. Inoltre, simulazioni elettroniche di esperimenti sono in grado di prevedere, grazie a modelli matematici e speciali software, gli effetti biologici di alcuni composti chimici.
Didattica senza aninali
In ambito didattico, modellini di animali ed esseri umani, video, simulazioni computerizzate, esperimenti su colture cellulari e pratica clinica sono metodi che per legge devono essere utilizzati al posto degli animali (fatta salva la sperimentazione in deroga).
Sta inoltre facendosi strada la genomica (branca della biologia molecolare che si occupa dello studio del genoma degli organismi viventi): le ricerche in corso sul genoma umano sono fortemente orientate a prevedere lo sviluppo di possibili malattie e a valutare in anticipo l’efficacia, anche a livello individuale, di nuovi farmaci.
La cosmetica è il settore in cui sono stati fatti i più grandi passi avanti per quanto riguarda la messa a punto di test alternativi. Dal 2009 è infatti vietato vendere cosmetici testati su animali. Al momento sono permessi soltanto 3 specifici test di tossicità per i quali il divieto scatterà invece nel 2013, a condizione che per quella data siano disponibili metodi alternativi validati. E da quella data il divieto sarà totale.
Trucchi senza animali …
Per il divieto del 2009 i tempi sono stati rispettati e oggi per verificare la sicurezza di creme, saponi, trucchi e profumi si utilizzano solo test di tossicità topica senza animali.
In vista della scadenza del 2013, per la quale i metodi alternativi ai tre test sono ancora un fase di studio, l’ECVAM (il centro dell'Unione Europea che si occupa di approvare i test alternativi) è a buon punto.
… e sostanze chimiche senza trucchi
Nel campo della chimica, invece, la situazione è più complicata.
Nel gennaio 2008 è entrata in vigore una normativa europea che prevede che tutte le sostanze chimiche immesse sul mercato senza controlli prima del 1981 (circa 30.000) vengano sottoposte a test di tossicità.
La normativa, denominata REACH (Registration, Evaluation and Authorization of Chemicals), costerà circa 6 miliardi di euro e utilizzerà milioni di animali perché ogni sostanza chimica, nuova o antecedente al1981, dovrà essere testata (prevalentemente su ratti, conigli e cani) per verificare che per l’uomo:
- non sia tossica
- non sia nociva per gli occhi
- non sia irritante per la pelle
- non provochi tumori o malformazioni
- non interferisca con il sistema endocrino (fegato, pancreas, …).
Per alcuni test di tossicità sono disponibili i metodi alternativi validati per la cosmetica, il che risparmierà centinaia di migliaia di animali, mentre altri test sono ancora in fase di studio da parte dell’ECVAM, chiamata a intensificare i propri sforzi per riuscire ad approvare tempestivamente i metodi necessari.
Il termine ultimo per testare le sostanze presenti sul mercato da quasi 30 anni è il 2012, anche se si prevedono slittamenti.
Ma per fortuna possiamo chiudere questo speciale nel quale abbiamo cercato di essere più obiettivi possibile con una buona notizia: da circa un anno è andato in pensione il Draize test con cui si misura l'irritabilità di una sostanza chimica versandola negli occhi e sulla pelle di conigli e lasciandola lì per ore o giorni, finché l'organo non necrotizza.
La nuova norma europea, dopo 4 anni di dibattiti e negoziazioni, è stata approvata l’8 settembre scorso e aggiornerà le regole stabilite dalla precedente direttiva del 1986 (che rimarrà comunque ancora in vigore fino a quando non sarà recepita dai paesi membri).
Le novità che migliorano la normativa
o Incentivazione e utilizzo dei metodi alternativi. I ricercatori devono utilizzare metodi di sperimentazioni alternativi a quelli in vivo purché siano preventivamente approvati dalla legislazione comunitaria attraverso un preciso iter di validazione.
o Autorizzazione obbligatoria preventiva. Tutti i progetti di sperimentazione dovranno ottenere un’autorizzazione preventiva da parte dell’autorità competente, che dovrà valutarne l’effettiva necessità e verificare che non esistano metodi alternativi. Persone esterne al progetto valuteranno, caso per caso, i costi (in termini di sofferenza degli animali) e i benefici attesi per la salute.
o Pubblicazione delle informazioni sui progetti. Il contenuto di ogni progetto che prevede l’utilizzo di animali deve essere reso pubblico, indicando la descrizione dell’esperimento, degli animali usati e tutte le revisioni successive (che mostrano se quel progetto ha raggiunto i risultati cercati o se è stato inutile).
o Ispezioni obbligatorie. Ogni anno almeno un terzo degli stabilimenti che utilizzano animali deve essere sottoposto a ispezione (in parte a sorpresa), mentre per chi alleva, fornisce e utilizza primati l'ispezione è obbligatoria almeno una volta all’anno.
o Inclusione nelle statistiche ufficiali degli animali utilizzati in ambito scientifico anche dei cefalopodi (polpi, seppie, calamari…) e delle forme embrionali e fetali di mammiferi che oggi non vengono considerate. Rimangono esclusi tutti gli altri invertebrati.
o Classificazione del livello di dolore provocato dall’esperimento. Diventa obbligatorio indicare sulla richiesta di autorizzazione il livello di sofferenza (non risveglio, lieve, moderata, grave) provocato agli animali utilizzati nell’esperimento: più è elevato e maggiori sono gli obblighi previsti per il rilascio dell’autorizzazione.
o Utilizzo di metodi di soppressione “umani”. Al termine della sperimentazione è obbligatorio sopprimere gli animali con metodi che provochino il minor dolore, sofferenza e angoscia possibile negli animali, utilizzando per ciascuna specie quelli indicati nella normativa.
o Reinserimento degli animali dismessi. Diventa possibile la liberazione e il reinserimento degli animali utilizzati nei laboratori. A tal fine allevatori, fornitori e utilizzatori da cui gli animali provengono devono dotarsi di un programma di reinserimento che assicuri la loro socializzazione.
o Regole per l’impiego di animali nella didattica e nelle indagini medico-legali. A oggi non esiste alcuna norma a livello europeo che istituisca regole per l’impiego di animali in questi ambiti, quindi in tutti gli Stati in cui non è in vigore un’apposita legge si possono usare animali nell'insegnamento pre e post laurea senza alcuna regola né autorizzazione.
I punti più controversi
o Possibilità di utilizzare animali randagi. Mentre la normativa del 1986 proibiva in modo assoluto l’utilizzo dei randagi a fini scientifici, la nuova direttiva introduce diverse deroghe: qualora sia essenziale disporre di studi riguardanti la salute e il benessere di tali animali o in presenza di gravi minacce per l’ambiente o la salute umana o se è scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo scopo della procedura se non utilizzando un animale randagio o selvatico.
o Possibilità di utilizzare specie in via d’estinzione e catturate in natura.
o Possibilità di utilizzare scimmie antropomorfe. È vietato, salvo casi eccezionali, utilizzare le scimmie antropomorfe (gibboni, orangutan, gorilla, scimpanzé e bonobo), mentre le altre scimmie possono essere impiegate nella sperimentazione ma con precise regole.
o Possibilità di condurre esperimenti senza anestesia se questa è incompatibile con la procedura stessa.
o Possibilità di riutilizzare gli stessi animali per più esperimenti con soglia del dolore lieve o moderato.
I metodi sostitutivi e le relative applicazioni (a che cosa possono servire)
Metodo sostitutivo
Applicazione
Metodi in vitro:
Colture di cellule
Colture di tessuti
Test su microrganismi (batteri, lieviti, virus)
Tossicologia, ricerca su malattie, verifiche igienico sanitarie su alimenti, ricerca sperimentale di base in biologia e medicina
Analisi chimiche
Verifiche igienico sanitarie su alimenti, diagnosi
Ricerca clinica:
Analisi cliniche su materiale biologico (scarti da interventi chirurgici, sangue, urine, saliva etc)
Analisi genetiche su materiale biologico
Imaging (TAC, PET, RM etc)
Microdosing
Tossicologia, ricerca su malattie, ricerca sperimentale di base in biologia e medicina, metabolismo dei farmaci
Studi epidemiologici
Ricerca su malattie, ricerca sperimentale di base in biologia e medicina
Bioinformatica:
Modelli QSAR*
Reti neurali
Altri simulatori
Tossicologia, ricerca su malattie, ricerca sperimentale di base in biologia e medicina, metabolismo dei farmaci
Plastici e manichini, simulatori
Didattica e training chirurgico
Nuove tecnologie:
Chip al DNA
Organi bioartificiali
Microcircuiti cellulari
Tossicologia, ricerca su malattie, ricerca sperimentale di base in biologia e medicina, metabolismo dei farmaci
* QSAR (Relazione Quantitativa Strutture Attività): si tratta di modelli in grado di prevedere i possibili effetti di una sostanza sull’organismo confrontandola con sostanze strutturalmente simili di cui già si conoscono gli effetti.
Elenco test necessari per ogni sostanza chimica e animali utilizzati (2007/2009)
Tipo di test
2007
2009
Irritazione cutanea
3 conigli
Sostituzione parziale con metodi alternativi
Corrosione cutanea
Test in vitro
Irritazione oculare
3 conigli albini
Sostituzione animali con metodi alternativi
Sensibilizzazione cutanea
30 porcellini d’India
Riduzione animali con metodi alternativi validati
Tossicità acuta orale
15-25 ratti
Tossicità acuta cutanea o per inalazione
30 roditori
Tossicità a dose ripetuta
40 ratti (28 gg.) e/o 80 ratti e/o 32 cani (90 gg.)
Tossicità cronica
160 roditori + 32 cani
Assorbimento cutaneo
Test in vitro
Test in vitro
Fototossicità
Test in vitro
Test in vitro
Genotossicità/Mutagenicità
40 roditori
Riduzione animali con metodi alternativi validati
Cancerogenesi
400 ratti o topi
Teratogenesi
80 ratti o 48 altri animali (non roditori)
Ecotossicità
740 pesci
Embriotossicità
240 roditori
Sostituzione con metodi alternativi in vitro
Tossicocinetica
60 roditori, talvolta cani e scimmie
Numero totale di animali previsti per una sostanza chimica
2.005
Fonte dati 2007: Impronte n.2, marzo 2007, LAV
Fonte dati 2009: rielaborazione dati pubblicati su “ECVAM Technical Report on the Status of Alternative Methods for Cosmetics Testing (2008-2009)”
Chi fa sperimentazioni sui cani, gatti e primati in Italia
Tra i nomi di chi nel 2006/2007 ha effettuato sperimentazioni su cani, gatti e primati oppure senza anestesia o per scopi didattici troviamo:
- La GlaxoSmithKline (Verona) utilizza scimmie per studi sul comportamento sessuale, disturbi alimentari, depressione e ritmi circadiani.
- L’Università di Padova utilizza uccelli in ambito didattico per studiare gli effetti della deprivazione del sonno.
- La Fatro di Ozzano Emilia (Bologna) utilizza suini, caprini, ovini, bovini e uccelli per studi farmacologici.
- La Corit (Padova) svolge studi sugli xenotrapianti (dall’animale all’uomo) utilizzando cani e suini.
- Asini, cavalli e ibridi vengono impiegati dall’IZLER e ACME Srl (Reggio Emilia) per studi farmacologici e dall’Università di Bologna nella ricerca sulle lesioni tendinee.
- Le scimmie vengono utilizzate dall’Istituto Superiore di Sanità per lo studio di vaccini (AIDS, BSE, …) e la ricerca di base, dalle Università di Ferrara, Modena e La Sapienza (Roma) per studi neurologici (processi cognitivi, controllo dei movimenti, …) e dal dipartimento di neuroscienze dell’Università di Parma per ricerche sui neuroni a specchio.
- Le Università di Milano, Padova, Pisa e l’Università del Sacro Cuore (Roma) effettuano esercitazioni chirurgiche (laparoscopia, suture, chirurgia robotica, …) sui maiali.
- L’Università di Pisa ha utilizzato gatti per testare un vaccino veterinario. Nei primi mesi del 2010 70 gatti sono usciti dal laboratorio per iniziare un programma di riabilitazione e successivamente poter trovare una famiglia che li adotti.
Fonti e documenti
Direttiva europea dell’8 settembre 2010
“Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”
(PDF)
Direttiva europea del 24 novembre 1986
“Direttiva del Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici” (86/609/CEE)
(PDF)
D.Lgs. 116/92
"Attuazione della direttiva (CEE) n.609/86 in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici"
(LINK)
Legge 189/2004
“Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”
(LINK)
Legge 281/91 sulla prevenzione del randagismo
(LINK)
Nota del Ministero dell’Istruzione, 29 aprile 2008
“Nota sull’impiego di animali nelle scuole primarie e secondarie – divieto d’uso di animali e obbligo di utilizzo di metodi alternativi”.
(PDF)
Dossier LAV
“La vivisezione in Italia (2006-2007)”, a cura di Michela Kuan
(PDF)
Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo
“Sesto rapporto sulle statistiche riguardanti il numero di animali utilizzati ai fini sperimentali o ad altri fini scientifici nei 27 stati membri dell’Unione Europea”, Bruxelles, 5.11.2007.
(LINK)
Direttiva 67/548/CEE concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative relative alla classificazione, all'imballaggio e all'etichettatura delle sostanze pericolose e sue successive modifiche (direttiva 1999/33/CE e Direttiva 2001/59/CE).
Stabilisce quali sono i test a cui deve essere sottoposta ogni sostanza chimica prima di essere introdotta sul mercato.
(LINK)
Dossier LAV
“La vivisezione in Italia regione per regione” a cura di Michela Kuan, novembre 2008
(PDF)
IMPRONTE LAV, febbraio 2010
La sperrimentazione sui cani
(PDF)
Sperimentazione animale: vantaggi e limiti di un modello dell'uomo
The Lancet, ed. Italiana
(LINK)
Direttiva europea sui cosmetici 76/768/EEC
(LINK)
Regolamento europeo 1223/2009
(LINK + PDF)
Regolamento europeo n. 1907/2006 “concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH)”
(LINK)
Test di…
Tossicità acuta (orale, cutanea, per inalazione): si studia l’effetto tossico prodotto da una sostanza su un organismo nel corso di un’unica somministrazione. Prevedono la somministrazione della sostanza agli animali in un’unica dose per individuare quella sufficiente a uccidere il 50% degli animali (la cosiddetta DL50, ossia dose letale 50). Sono in fase di convalida metodi alternativi in vitro.
Tossicità cronica: si studia l’effetto tossico prodotto da una sostanza su un organismo in periodi di tempo molto prolungati. La sostanza viene somministrata per un tempo variabile da 3 mesi a un anno, dopodiché l’animale viene soppresso per valutare gli effetti prodotti dalla sostanza su organi e tessuti.
Tossicità a dose ripetuta: si studia l’effetto tossico prodotto da più somministrazioni della sostanza. consiste nel somministrare più volte una singola dose di sostanza in un periodo di tempo definito.
Irritazione oculare: si studia l’irritazione provocata da una sostanza che entra in contatto con gli occhi. Si introduce la sostanza in uno degli occhi (l’altro serve da controllo) di conigli albini un certo quantitativo della sostanza da testare e si valutano gonfiore, rossore, ulcerazione e corrosione dell'occhio (Draize test oculare). I test alternativi in corso di validazione vengono effettuati su parti di animali scartati dai macelli (occhi di buoi e galline) e permettono di ridurre drasticamente il numero di conigli utilizzati.
Irritazione cutanea: si studia l’irritazione provocata da una sostanza a contatto con la pelle. Dal 2007 il Draize test cutaneo sui conigli è stato sostituito da test su pelle umana ricostituita.
Corrosione cutanea: si studia la capacità corrosiva di una sostanza sulla pelle. Si effettuano test su pelle umana ricostituita (Epiderm, Episkin, Corrositex).
Sensibilizzazione cutanea: si studia il potere di una sostanza di innescare una risposta immunitaria, ossia il suo potere allergizzante. Si utilizza il test LLNA (Local Limph Node Assay), metodo alternativo validato che, seppur in vivo, consente di ridurre drasticamente il numero di animali utilizzati.
Assorbimento cutaneo: studia la capacità di una sostanza di penetrare nella pelle. Si utilizzano test in vitro basati su pelle suina o umana.
Fototossicità: studia i possibili effetti di una sostanza chimica sulla pelle qualora venga esposta alla luce diretta del sole. Si utilizzano test in vitro.
Genotossicità/Mutagenicità: la prima studia la capacità di una sostanza di provocare cambiamenti nel DNA, mentre la seconda studia la capacità di una sostanza di indurre cambiamenti permanenti e trasmissibili nel materiale genetico di cellule o organismi. E’ disponibile un test in vitro validato (test del micronucleo di mammifero) che può essere svolto anche in vivo.
Tossicocinetica: studia le modalità di assorbimento, escrezione e distribuzione della sostanza all’interno dell’organismo. Gli animali vengono trattati con la sostanza da testare e poi sottoposti a esami periodici per ricercare la sostanza nell’organismo.
Cancerogenesi: si studia la capacità di una sostanza di provocare un cancro. Agli animali (almeno 400) viene somministrata la sostanza per gran parte della loro vita, osservando l’insorgenza di tumori.
Embriotossicità (tossicità per la riproduzione): si studiano gli effetti di una sostanza sulle capacità riproduttive (fertilità maschile e femminile e sviluppo dell’embrione). Sono disponibili 3 test in vitro validati.
Teratogenesi: si studia la capacità di una sostanza di indurre uno sviluppo anomalo del feto durante la gravidanza, con conseguente nascita di un bambino con gravi difetti congeniti.
Ecotossicità: valutano gli effetti dannosi di una sostanza sull’ambiente. Sono in tutto 24 test, di cui 8 condotti su animali (pesci, crostacei, lombrichi, api mellifere).
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